Sostenibilità in edilizia: oltre lo slogan

Sostenibile è diventato un aggettivo che si applica a qualunque cosa, dal cemento alla moquette. In edilizia però esistono grandezze misurabili, e distinguere fra un edificio che consuma poco e un edificio che è costato poco all'ambiente è il primo passo per capire di che cosa si sta parlando.
Due cose diverse che vengono confuse
La prima è l'energia che una casa consuma mentre viene abitata, cioè quella che finisce in bolletta e che la classe energetica descrive. La seconda è l'energia spesa per costruirla: estrarre le materie prime, produrre i materiali, trasportarli, metterli in opera e un giorno smaltirli. Si chiama energia incorporata, e non compare in nessun attestato.
Man mano che gli edifici consumano meno durante la vita, il peso relativo dell'energia incorporata cresce. In una casa molto efficiente la quota spesa per costruirla può valere quanto decenni di riscaldamento, quindi la scelta dei materiali smette di essere una questione estetica.
Le cinque domande che fanno la differenza
- Da dove arrivano i materiali: la distanza percorsa pesa, e la pietra locale non è soltanto una scelta di carattere.
- Quanto durano: un materiale che va sostituito ogni dieci anni raddoppia il proprio impatto, per quanto verde sia la sua scheda tecnica.
- Sono smontabili: gli elementi posati a secco si possono recuperare, quelli incollati e schiumati diventano rifiuto.
- Quanta acqua e quanto suolo consuma l'operazione: costruire su un'area già edificata vale più di qualunque certificazione.
- Che cosa si è recuperato dell'esistente: strutture, serramenti, elementi che potevano restare.
Le certificazioni servono, entro un limite
I protocolli come LEED e gli standard di prestazione danno un metodo e impongono verifiche, quindi sono utili. Restano però un mezzo, non un fine: un edificio può accumulare punti e restare sgradevole da abitare, mentre un edificio ben orientato, con materiali locali durevoli e impianti dimensionati bene, può fare molto senza alcuna targa.
Il criterio che preferiamo è più semplice: ogni scelta deve reggere due domande insieme, quanto costa all'ambiente e quanto fa stare meglio chi ci vive. Quando una sola delle due ha risposta, la scelta è incompleta.
La durata come forma di sostenibilità
L'edificio più sostenibile è quello che nessuno avrà voglia di demolire. Vale per la struttura, ma soprattutto per l'architettura: un edificio che invecchia bene, che si adatta a usi diversi e che le persone continuano a trovare bello attraversa i decenni. È il punto in cui la architettura organica e la sostenibilità smettono di essere due discorsi separati.
Come la applichiamo
Nei progetti Habita la sostenibilità si vede in tre punti concreti: materiali scelti anche per come invecchiano, involucro curato prima degli impianti e verde progettato come parte dell'edificio, non come finitura. Il resto, cioè i numeri di consumo, discende da lì e si legge in classe energetica e standard della casa passiva.
Domande frequenti
Che cos'è l'energia incorporata di un edificio?
È l'energia spesa per estrarre le materie prime, produrre i materiali, trasportarli, metterli in opera e infine smaltirli. Non compare nell'attestato di prestazione energetica, che misura soltanto i consumi durante l'uso.
Le certificazioni ambientali servono?
Danno un metodo e impongono verifiche indipendenti, quindi sì. Restano però uno strumento: un edificio può accumulare punti e risultare comunque sgradevole da abitare, mentre un edificio ben orientato con materiali durevoli può fare molto senza alcuna targa.
Meglio ristrutturare o costruire nuovo?
Dal punto di vista ambientale il recupero dell'esistente parte quasi sempre avvantaggiato, perché evita consumo di suolo e riutilizza strutture già costruite. La convenienza dipende poi dallo stato dell'edificio e dalle prestazioni raggiungibili.


