Biophilic design: che cos'è, come si progetta, che cosa dicono gli studi

Una casa può essere ineccepibile sulla carta e restare inospitale. Il biophilic design studia le ragioni di questa differenza e le traduce in scelte progettuali: la luce, la materia, l'aria, la vista, il riparo. Questa pagina raccoglie l'origine della disciplina, i pattern con cui si lavora e le ricerche che ne hanno misurato gli effetti.
Che cosa significa biofilia
Il termine indica l'ipotesi secondo cui l'essere umano ha un bisogno innato di legame con il vivente e con i processi naturali. Lo coniò Erich Fromm nel 1964 in senso psicoanalitico, mentre nel 1984 il biologo Edward O. Wilson, di Harvard, lo portò nel dibattito scientifico con il saggio Biophilia. L'idea di fondo è che centomila generazioni di vita in ambienti naturali abbiano lasciato una traccia nel modo in cui percepiamo lo spazio e che gli ultimi due secoli di città non l'abbiano cancellata.
Da ipotesi antropologica la biofilia è diventata una pratica progettuale grazie a Stephen Kellert, che nel 2008 codificò il biophilic design come disciplina, e allo studio Terrapin Bright Green, che nel 2014 pubblicò i quattordici pattern tuttora usati dai progettisti di tutto il mondo. Nel 2024, con l'edizione del decennale, i pattern sono diventati quindici: si è aggiunto Awe, la meraviglia.
Mettere delle piante in salotto non è biophilic design. Il verde senza luce, materia, prospettiva e riparo resta arredo.
conia il termine biofilia
pubblica Biophilia e porta l'ipotesi nel dibattito scientifico
su Science il primo studio con esiti clinici misurati
codifica il biophilic design come disciplina
pubblica i quattordici pattern, oggi quindici
Tre distinzioni da tenere ferme
La prima riguarda l'architettura organica, il linguaggio formale che da Frank Lloyd Wright in poi lavora sul rapporto fra l'edificio e il suo sito. È un discorso sulle forme, mentre il biophilic design è un discorso sugli effetti misurabili che lo spazio produce su chi lo attraversa. Le due cose convivono bene, tuttavia non sono sinonimi.
La seconda riguarda il verde decorativo. Una parete vegetale in un ambiente senza luce naturale, senza materiali riconoscibili al tatto e senza una vista che permetta all'occhio di riposare non produce nulla di quanto la ricerca osserva: resta un elemento di arredo, per giunta costoso da mantenere.
La terza riguarda le promesse. Nessuna casa cura nessuno, poiché gli studi misurano effetti medi su popolazioni in contesti controllati, non garanzie individuali. Quando in queste pagine compaiono dei numeri, sono attribuiti alla ricerca che li ha prodotti, non all'immobile.

I quindici pattern, la cassetta degli attrezzi
Il framework di Terrapin Bright Green, firmato da William Browning e Catherine Ryan, organizza il lavoro in tre famiglie. La prima riguarda la natura che entra nello spazio, la seconda le analogie con il vivente, la terza la forma stessa dello spazio.
Natura nello spazio
Connessione visiva
Viste su verde vero: alberature, terrazze piantumate, facciate vegetate.
Connessione non visiva
Suoni, tatto e olfatto: la natura percepita anche a occhi chiusi.
Stimoli non ritmici
Il movimento imprevedibile delle foglie, delle ombre, dell'acqua.
Variabilità termica
Ventilazione naturale e microvariazioni dell'aria, invece di un clima sempre identico.
Presenza dell'acqua
Vasche, specchi d'acqua, fontane, in certi casi il solo suono.
Luce dinamica e diffusa
Luce che cambia nel corso del giorno, con ombre morbide e nessuna illuminazione piatta.
Sistemi naturali
Percepire le stagioni, la pioggia, il modo in cui i materiali invecchiano.
Analogie naturali
Forme biomorfe
Curve, linee organiche, motivi che richiamano le geometrie del vivente.
Connessione materica
Legno, pietra, fibre: materiali poco trasformati, meglio se di provenienza locale.
Complessità e ordine
Ricchezza sensoriale organizzata in gerarchie, quindi né monotonia né caos.
Natura dello spazio
Prospettiva
Vista lunga e aperta, che restituisce il controllo dell'ambiente.
Rifugio
Luogo raccolto, protetto sopra e alle spalle, dove ci si ferma volentieri.
Mistero
Scorci parzialmente celati che invitano ad avanzare.
Rischio controllato
Affaccio, vuoto e altezza, con una protezione che si percepisce affidabile.
Meraviglia
Il pattern aggiunto nel 2024: una scala, una luce o una vista che supera l'attesa.
Esiste un secondo framework, quello di Kellert e Calabrese del 2015, che organizza ventiquattro attributi in tre esperienze: diretta (luce, aria, acqua, piante, animali, materiali, viste, fuoco), indiretta (immagini della natura, forme biomorfe, materiali trasformati, geometrie naturali) e dello spazio (prospettiva e rifugio, complessità organizzata, transizioni, legame con il luogo). I due sistemi non si contraddicono, poiché descrivono lo stesso fenomeno con una grana diversa.

Che cosa dicono gli studi
La ricerca fondativa è del 1984 e fu pubblicata su Science da Roger Ulrich. Ventitré pazienti operati di colecisti in stanze con vista su un gruppo di alberi ebbero degenze più brevi, ricevettero meno analgesici potenti e raccolsero meno annotazioni negative nei diari infermieristici rispetto a ventitré pazienti ricoverati in stanze identiche con vista su un muro di mattoni. L'unica variabile che cambiava era la finestra.
Da allora la letteratura si è allargata a scuole, uffici, negozi e residenze. La tabella raccoglie i risultati più citati, con la fonte accanto, perché un dato senza la sua provenienza non serve a nessuno.
| Ambito | Effetto osservato | Fonte |
|---|---|---|
| Degenza ospedaliera | guarigione più rapida del 18%, meno analgesici potenti | Science, 1984 |
| Stress urbano | cortisolo inferiore del 12-16% | Environmental Research, 2018 |
| Luoghi di lavoro | produttività +11%, creatività +15%, soddisfazione +7,4% | HortScience 2014; Browning et al. 2015 |
| Scuole | velocità di apprendimento superiore del 20-26% | PNAS, 2023 |
| Commercio | permanenza e vendite fino a +20% | Journal of Retailing and Consumer Services, 2017 |
| Immobiliare | immobili con accesso al verde valutati dall'8 al 20% in più | UNEP 2010; PNAS 2019 |
Il quadro più ampio lo fornisce il report Human Spaces del 2015, condotto su settemilaseicento impiegati in sedici paesi. Il 47% di loro lavorava senza luce naturale, il 19% non aveva alcun elemento naturale attorno alla propria postazione e un terzo dichiarava che la qualità degli spazi incide sulla scelta dell'azienda per cui lavorare. Nella sede di ING ad Amsterdam, dopo una riprogettazione di impianto biofilico, l'assenteismo risultò inferiore del 15%.

Come si riconosce in una casa
Il modo più onesto di verificare un progetto è camminarci dentro con i pattern in mente. Una casa Habita lavora anzitutto sulla connessione visiva, poiché terrazze piantumate e affacci aperti mantengono il verde nel campo dello sguardo dalle stanze principali. Lavora poi sulla materia, con legno, pietra naturale, ottone e tessuti grezzi scelti anche per il modo in cui cambiano negli anni, dato che un materiale che invecchia bene tiene viva la percezione del tempo che passa.
C'è poi la coppia prospettiva e rifugio, che è la ragione per cui certe stanze ci trattengono e altre ci fanno sentire esposti: gli attici offrono la vista lunga, mentre gli ambienti raccolti offrono il riparo, e il progetto tiene insieme le due cose invece di sceglierne una. Le curve dei balconi appartengono alle forme biomorfe, la sequenza delle aperture regola la luce dinamica nell'arco della giornata, CANTO presidia la connessione non visiva portando l'olfatto dentro il progetto anziché lasciarlo al caso.
Restano i pattern su cui c'è margine di lavoro, ed è giusto dirlo: la presenza dell'acqua, oggi affidata al paesaggio circostante più che a un elemento di progetto, e la variabilità termica, che gli impianti già consentono ma che va raccontata come comfort percepito e non come scheda tecnica.
Certificazioni: a quale riferimento guardare
Chi vuole trattare la biofilia come argomento tecnico, e non soltanto narrativo, ha bisogno di un protocollo che la riconosca. WELL v2 è il riferimento principale, poiché le dedica crediti specifici; LEED v5, BREEAM e Living Building Challenge 4.0 la riconoscono, quest'ultimo con l'obbligo di un piano biofilico di progetto. I Criteri Ambientali Minimi italiani per l'edilizia, invece, non la recepiscono, mentre è in discussione la proposta di introdurre indicatori di qualità sensoriale. Ne discende una conseguenza pratica: in Italia il riferimento corretto per un'argomentazione tecnica è WELL, non la normativa nazionale.
Perché ce ne occupiamo
Progettare in questo modo costa attenzione più che denaro, dato che quasi tutti i pattern riguardano decisioni prese all'inizio: dove si apre una finestra, quanto è profondo un affaccio, quale materiale si sceglie per una soglia, dove si colloca l'angolo in cui una persona si fermerà davvero. Sono scelte che non si recuperano in fase di arredo, mentre restano per tutta la vita dell'edificio.
È la ragione per cui Habita non tratta il benessere come un accessorio del progetto. Una casa che tiene conto di come funziona la nostra percezione non è una casa più ricca di elementi, bensì una casa in cui ogni elemento ha una ragione. E quella ragione, alla fine, è sempre la stessa: chi ci abiterà.
- Terrapin Bright Green, 14 Patterns of Biophilic Design, 2014, e edizione del decennale, 2024
- R.S. Ulrich, View Through a Window May Influence Recovery from Surgery, Science, 1984
- S. Kellert e E. Calabrese, The Practice of Biophilic Design, 2015
- Human Spaces Report, Interface, 2015
- UNEP 2010; PNAS 2019 e 2023; Environmental Research 2018; HortScience 2014


